Titolo: Mia moglie è stata rapita da un ninja, aiutatemi ad imparare il kung fu per salvarla. Donate 5R.

Una delle cose più interessanti di questa città sono i messaggi come questo, sui cartelli delle persone che fanno la questua di vigilanza, piantonati ai semafori. Leggerne di cosi originali da’ cosi gusto, che ti distrae dalle solite occhiate furtive ai tre angoli degli specchietti retrovisore e laterali, in rapido controllo anti-grane, rischi, potenziali furti o altre esperienze traumatiche. Arrivare primi in fila al semaforo da’ un po’ l’ansia, ma credo che con la felice penuria di load shadding da sei mesi a questa parte, la maniera di guidare si stia modificando. Giacché il semaforo non è più prevalentemente spento, ci si trova molto più regolarmente di un tempo a fermarsi davvero agli incroci, non solo a rallentare sempre di più in prossimità di questi, per poi attentamente attendere il proprio turno di passaggio in senso, ora lo so, orario. Che è un sistema civilissimo e che a dire il vero ho visto finora funzionare estremamente bene. Ammetto che se la stessa cosa avvenisse a Napoli, il numero di incidenti, feriti e forse morti, sarebbe probabilmente spaventosamente alto.

Forse i fenomeni da semaforo che dipingono cosi tipicamente e a tinte forti le strade di Joburg, si trovano già in lenta via di estinzione e noi siamo gli ignari testimoni di un cambio epocale. Forse siamo partecipi del progressivo declino di un fenomeno pubblico e sociale, di una realtà che contribuisce a suo modo all’economia del Paese, destinato ad una fisiologica e logica diminuzione, come è successo agli arrotini ed ombrellai delle nostre parti, chi lo sa? Forse la fantasia dei cartelli di richiesta di denaro, cosi come la distribuzione di non vedenti o altri disabili accompagnati da una persona abile che tiene a braccetto da un lato il presunto cieco o la presunta cieca e da un altro la piccola tazza di latta, nella quale tentennano le monete di cui il cieco tiene mentalmente il conto, entrerà a far parte di quei ricordi che tra vent’anni farciranno i discorsi un po’ nostalgici delle donne sedute all’ombra degli alberi, alla fine della loro giornata di lavoro.

Quando pensiamo che in questo paese le prime elezioni senza distinzione di razza sono datate 1994, viene da chiedersi di cosa parlottino le maids che riposano sull’erba dopo le 5 del pomeriggio, con ancora addosso i loro grembiuli colorati e il fazzoletto in testa, che siedono immancabili in quella posizione scomoda ma per loro facilmente eretta, con quelle gambe instancabili e nude tese dritte davanti a sé e la schiena comunque dritta, che la maggior parte dei miei studenti di yoga pagherebbe per riuscire a mantenere senza difficolta il tempo di 10 respiri. Le maids, il tempo per lo yoga non lo hanno ancora in genere, ma alcune di loro studiano per diventare psicologa, poliziotta, infermiera, estetista, per restare nel loro Paese, portare il loro contributo e privare di due braccia tutto-fare la comoda vita della comunità non di colore. La sera alcune di loro, alla fine delle ripetitive ore di lavoro domestico, trovano ancora le energie necessarie per farsi qualche chilometro di marcia sostenuta, attorno alle nostre belle case, per tenersi in forma. Anche questo è un fenomeno in via di cambiamento. Quanto cambia anche l’arrivo di alcune di loro al mattino, a differenza di quelle che stanno a vivere qui in semi-isolamento affettivo, allontanate certo dalle tettoie di fortuna, l’odore di township, e la mancanza di acqua corrente e connessione elettrica, ma anche dai loro affetti, che fanno ingresso ancora fresche in volto, con una borsetta al braccio e dei vestiti graziosi, non raramente vistosi, con quell’aria da signorina e signora per bene che non è troppo diversa dall’aria che si danno le loro coetanee di Parigi, Friburgo, Barcellona.

Ma se è vero che l’apartheid è stato abbattuto quel giorno del vicino 1994, le separazioni e i mondi che stanno uno a parte dell’altro e che magari pagano le conseguenze dei possibili accostamenti, sono ancora vivi e vegeti e sbattuti in faccia sempre, sotto la luce del sole, ma soprattutto al buio, quando la paura tace sotto la coltre di stanchezza, anche se non va mai davvero a dormire. Come era andata a dormire Christina, la maid nostra, che dovrebbe vivere nella stanza con bagno ad entrata separata tra il garage e la cucina tutti i giorni, anche i fine settimana, ma a cui noi che l’apartheid non l’abbiamo conosciuto mai, abbiamo detto vai per carità, se hai una casa in cui tornare, un uomo da abbracciare, una figlia da controllare, una minuscola nipote nata con l’intestino non del tutto formato e che è viva per miracolo da cullare, vai per piacere, vai a viverti la tua verità, la tua libertà, non ti  limitare, non ti vincolare, se puoi e non ti costa troppo denaro o tempo, vai. Ci vediamo lunedì. Cosi lunedì all’alba Christina invia un messaggio e preoccupandosi di proteggere i miei figli da una vicenda spaventosa che non li deve spaventare, mi scrive che sarà in ritardo, che arriva dall’ospedale dove il fidanzato è stato operato domenica mattina, quando lo hanno portato li dopo averlo creduto morto, dopo gli spari alle ginocchia dei balordi che sono entrati nella loro casa, svegliandoli con gli spari direttamente, brutalmente, incredibilmente alle una di notte di sabato. Cercavano una cassaforte che naturalmente non c’era, e minacciando lui di violentare lei e rincarando la minaccia con una gambizzazione superflua e più crudele di tutto, hanno indotto lei ad afferrare al volo degli indumenti e a correre in strada fino alla polizia, fino a che la certezza di essere raggiunta da altri spari per lei, ha fatto posto alla speranza di arrivare alla stazione, trovare qualcuno disposto a seguirla e ad aiutarla a  soccorrere l’uomo che i vicini avevano dato per morto e sulla cui faccia avevano già allungato una coperta e che al suo grido ha risposto ci sono, sono ancora qui, non piangere.

Christina porta solo una delle storie che abbiamo ascoltato. Dicono che nel periodo delle feste, tra la polizia corrotta che ti ferma con una scusa perché sta cercando di aumentare la strenna natalizia, ed i ladri che cercano di recuperare più soldi per il proprio shopping di regali, la criminalità è in aumento. Ad una cena di fine anno abbiamo ascoltato la storia di una persona che al terzo furto in tre anni ha deciso di lasciare qui il marito al suo lavoro, e di rientrare con i figli piccoli a Roma.

Non posso biasimare la mancanza di coraggio, o di coerenza, o la volontà di convivere con raggi di potenziale rischio per la tua sicurezza, che non puoi arginare mai fino in fondo. Eppure controllare la psicosi è facile, perché ti guardi intorno e la gente sorride, ti saluta, è piena di allegria e le infrastrutture sono belle, le autostrade anche migliori di quelle italiane, al ristorante mangi molto bene, bevi anche meglio, le persone in genere sono positive, aperte, gentili e disponibili, il paesaggio è splendido, verde e lussureggiante, con pochi soldi ti offri un safari da favola, dei tramonti mozzafiato, la bellezza selvaggia di luoghi incontaminati, selvaggi, veri fino in fondo, respiri un modo di vivere che è più naturale e vicino ai ritmi delle persone che vogliono vivere una vita sana, tutto è fatto per incoraggiare la vita all’aria aperta, il movimento, lo sport.

E’ solo quando chiudi quella porta ed inserisci quell’allarme di casa che ti vengono in mente i racconti terrorizzanti, gli aneddoti disarmanti, le vicende altrui che preghi non diventino mai le tue. La tua vulnerabilità, toccata con mano ogni giorno, cosa fa alle tue certezze? Ti metti a fantasticare sulla bella serenità del lago in mezzo alle montagne, inizi a rimpiangere i negozi che chiudono alle 5 di sera e quasi ti mancano i pettegolezzi di quella mentalità un po’chiusa, che tende al controllo degli uni sugli altri, e che lo fa perché con tutta probabilità, per sua grande e meritata fortuna, non ha null’altro più di cui preoccuparsi. Pur di saperti di nuovo nelle mani di una legge che si fa rispettare, che non si piega davanti ad un colore o un altro, che non cerca di fregarti ma di proteggerti, chiudi gli occhi e speri che i tre anni trascorrano presto.Soprattutto quando Lui è fuori, non dorme sotto lo stesso tetto, quando sta a tre ore e mezzo di strada in mezzo al niente e chiedi a quella donna cui è stata fatta violenza di recente, di stare per favore accanto alla tua paura, per farle compagnia e dirle senza crederci che va tutto bene e non succederà niente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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