Luce e cosi sia

Oltre all’acqua del rubinetto che quando lo svuoti gira all’inverso, al fatto che ad Agosto sei in pieno inverno, l’anno scolastico è giusto a metà e tutti quelli che conosci stanno andando al mare, oltre al cielo stellato, che per una volta che puoi vederlo perché non c’è inquinamento luminoso, non ci capisci niente perché non trovi più una Stella Polare, un Piccolo o Grande Carro, non trovi più l’Orsa Maggiore o Minore, ma tanto buio e tante stelle che non conosci, come la Croce del Sud – la costellazione più luminosa che esista, ma la più piccola nell’Universo, la grande Nube di Magellano, o l’Alfa Centauri, o la costellazione dello Scorpione, per citarne alcune; soprattutto oltre al fatto che il concetto di sicurezza implica una volta ancora passare allo scan le tue attenzioni e precauzioni rispetto all’ambiente che ti circonda, oltre a tutte queste varianti rispetto alla tua normalità, c’è quella più noiosa, più odiosa e più antipatica di tutte, che quando ci pensavo ancora a Dubai mi dava il voltastomaco e l’emicrania: guidare in un Paese di stampo britannico in contesto africano!

Guidare in Sud Africa è un’arte che richiede grandi doti yogiche, pazienza, attenzione e senso dell’opportunità. Non guastano nemmeno ottimi qualità di orientamento e fortuna, ma quello che più ti serve My God, è un angelo protettore che ti liberi dal male cosi tanto e cosi variegatamente in agguato.

E va bene, che per guidare si debba cambiare marcia con la mano sinistra e azionare il tergicristallo ogni volta che vuoi indicare la direzione di svolta, che è umiliante! Non ho mai messo tante volte in croce la frizione di un’ auto, nemmeno quando a 18 anni stavo per prendere la patente B! Ma la vera difficoltà sono i semafori spenti per load shedding, ovvero i black out programmati a scopo di risparmio energitico e comunque comunicati, di interi settori della città. Qui agli incroci tra le enormi strade ai cui bordi spunta la terra rossa bellissima, i pulmini sovraffollati che sono i taxi più in voga, e stores o centri commerciali ad ogni angolo, c’è una maniera tutta nuova di attraversare e andare dalla parte oppposta: se il semaforo è nero e nessun omino dirige il traffico, si passa un’ auto alla volta, partendo da un lato che non ho ancora capito quale sia ma non è mai il mio, e tu ti confondi con il ritmo delle precedenze da dare e da pretendere, e su come devi abbordare la mezzeria buttandoti tutto a sinistra quando vuoi svoltare a destra (come non potresti fare meglio se fossi uno struzzo o un kamikaze della strada)! Passino anche tutti i poveri disgraziati che domandano qualcosa o cercano di venderti qualcosa o fanno solo pubblicità a qualcosa! Passi anche il più povero disgraziato di tutti che è vestito da vigile del traffico suburbano e che si trova sul tragitto di scuola, ma invece non ci sta con la testa poveretto e lo lasciano dirigere per finta tutto il santo giorno e che se non lo sai ignorare ti confonde e ti fa fare un incidente, ma gli incroci folli mi fanno sudare freddo, my word.

Non sto cercando di sostenere che guidare a Dubai fosse più sicuro, con tutti i taxisti Pakistani che non conoscono il codice della strada e le signore Emirati che credono di avere sempre la precedenza indipendentemente dal lato in cui sfrecciano sulle loro Porche e le loro Lamborghini bianche all’ora di punta nei pressi della scuola, non c’era certo da stare tranquilli. E indubbiamente viaggi molto più volentieri a Joburg che a Lagos, dove si andava a passo d’uomo, in macchina ci vivevi e se ti scappava da fare un bisognino erano guai, ma almeno in Nigeria a quelli come noi non è nemmeno permesso guidare e ti ci vuole per forza un autista che nel nostro caso era una sorta di body guard, che alto, ben piazzato, poco riflessivo e devoto com’era, una volta è anche sceso dal Prado e ha tirato un cazzotto ad un autista impazzito. Jide, il protettore della strada e della nostra famiglia, era anche la persona più paziente che io abbia mai incontrato e adesso che ci penso era proprio perfetto per fare l’autista in una megalopoli caotica e semplicemente folle come Lagos. Con una 4X4 alta e possente era capace di sormontare qualunque dislivello, marciapiede, buco, detrito, ostacolo incontrato per quelle strade senza strada sulle quali ballavano i nostril reni stanchi. Con la sua flemma invidiabile e lo sguardo fisso sull’obbiettivo, era in grado di volteggiare, compiendo un miracolo al giorno, sopra un traffico da inferno, ed atterrare elegantemente con ali invisibili, sui molti altri veicoli di fortuna, infilandosi in ogni pertugio di spazio che potesse servirgli per arrivare in tempo a scuola! Santo Jide, averti qui in questo momento! Sarei la meno stressata e più felice delle m’am appena sbarcate in quest’Africa giù giù a Sud, dove molte cose vanno al contrario, l’inverso di cio che perlomeno conosco, che a volte sa di Nuova Zelanda, a volte molto di UK, a volte proprio è solo Lei, un posto a parte, il South Africa, tanto giustamente idealizzato, geograficamente superbo, climaticamente ideale, pasaggisticamente incantevole, politicamente e socialmente unico, enogastronomicamente voluttuoso, cordialmente sorridente e gioviale, amichevole ed accogliente, ma nel complesso pur sempre Africa sud-Sahariana, con tutti i suoi limiti di instabilità politica, criminalità, infrastrutture, lentezza dei servizi e tutto quello che cio implica nella vita di tutti i giorni di una famiglia come la nostra.

Insomma: so che arriverà il momento in cui tutto cio’ mi farà sorridere e risulterà perfettamente naturale, ma al momento, mio Dio, l’idea di prendere la strada e mettermi in moto, mi procura spasmi allo stomaco e rigidità al collo. E’ dura. Passerà ma ci vuole uno sforzo che non so.

Lui è qui per completare la più grande centrale elettrica del Sudafrica ed una delle principali di tutto il continente. Da questi primi assaggi della vita di Joburg ci pare di capire che sia un progetto importante e necessario. E’ stupendo lavorare per qualcosa di importante e necessario. Lui se lo merita e sono certa che la Luce che porterà col suo impegno, ci renderà ancora più fieri di cio che sa fare!

Sperando che almeno il nostro piccolo contributo umano faccia tra qualche anno una grande e bella differenza per una moltitudine di persone, fa niente Joburg se ci dobbiamo adattare un po’ noi. Questo è il deal: facci conoscere le tue nuove stelle e noi ti faremo risplendere un po’ di più.

Annunci