Good-bye Dubai

Prima di preparare le prossime valige. Prima di prendere un altro volo notturno in classe economy. Prima di aprire la porta di una casa sconosciuta. Prima di cominciare a realizzare davvero che vado una seconda volta in Africa. Prima di tutto perché mi sembra il minimo che io ti debba. Poi perché come sempre altrove, da te ci ho lasciato un pezzo di cuore e sta’ volta anche di più. Volevo dirti grazie Dubai e scusami.

Grazie se non ho fatto shopping nei tuoi mall che mi hanno sempre spaventato tanto, se mi perdevo sulla Sheik Zaied solo perché il mio senso dell’orientamento è inesistente e proprio perché è inesistente bisognerebbe ammettere quanto coraggio ci voglia nel sapere che ogni volta sto per perdermi. Nel fatto che consapevolmente mi perdo e aspetto pazientemente e zelantemente di ritrovarmi. Grazie se non sono mai salita sul BurjKalifa ma ho sempre pensato che lo avrei fatto, se non ho mai trovato simpatico di chiudermi in quell’enorme stanza raffreddata per andare a sciare quando fuori ci sono 40 gradi in più, se non ho mai campeggiato nel deserto perché dai miei sandali sentivo il terrore del morso dello scorpione. Dubai grazie per le frivolezze che di te le persone si riempono facilmente la bocca e che io non ho nemmeno visto tutte. Grazie per sembrare lo specchietto per le allodole del progresso che secondo loro si schianterà su sé stesso perché non si fermerà mai e prima o poi lo dovranno capire che il denaro non compra tutto e l’ordine della corsa verso l’eccellenza ed il primato invertirà la tendenza. Continua a brillare di luce propria, finché nessuno di loro scopra quanto sei bella dalla terrazza di uno di quei tanti building di vetro che riflettono alla luce del sole di giorno, tutta la tecnologica, ordinata e pulita energia che ci vuole per concepirti, crearti, vederti crescere nel rispetto di tutte quelle religioni, culture, razze diverse. Dubai grazie se il rumore delle auto lontane sottostanti hanno elettrizzato e cullato allo stesso tempo le prime notti in albergo, quando aspettavamo ancora il container, non avevamo ancora una casa nostra e vivere in un grande albergo era strano e un po’ buffo.

Soprattutto grazie Dubai per essere stata cosi spietata con me. Per avermi sbattuto in faccia che non andava per niente bene. Per essere stata innanzitutto il teatro necessario del nostro matrimonio che è morto il 17 ottobre scorso. Grazie di aver fornito tu la corsia di mutuo soccorso in cui è nato il nostro nuovo rapporto. Fragile ma più autentico, e sul quale ho finalmente imparato ad investire ogni giorno, un solo giorno alla volta. Grazie di avermi obbligata per sopravvivenza a mollare la presa su un figlio che ritenevo dipendesse cosi tanto da me, da non aver ancora imparato a smettere di fiatargli sul collo. Grazie di aver accolto cosi bene un bambino insicuro e nervoso, restituendoci un ragazzo sorridente, divertente, bello e sicuro di sé. Grazie di esserti presa cura di un bimbo autenticamente timido, raramente compreso come tale e bloccato dalla sua natura che lo ha dotato tanto a non brillare ed emergere, per timore di fare ombra sul fratello. Abbiamo trovato al rientro un bambino sereno, più indipendente e capace di vincere le sue inibizioni, in tre lingue diverse.

Dubai grazie per Lui, che è diventato per te la versione migliore di sé che ci sia ancora stata. Grazie di avergli mostrato la sacralità nella coppia, la gratitudine nella famiglia, la neutralità sul lavoro, la calma al posto della fretta, insegnato a stare fermo quando tutto attorno gira in fretta, a muoversi dentro quando fuori niente avanza. Grazie di avergli insegnato a prendere la decisione di muovere un passo alla volta e in una direzione comune, nell’ascolto reciproco.  Di avergli permesso di distinguere il tumulto della prima condizione ed il tormento della seconda, senza perdere l’orientamento, la propria dignità, il proprio senso di responsabilità di fronte agli eventi che sono andati nel senso opposto a quello previsto e a non avergli concesso di farsi mangiare dal senso di colpa perché quegli eventi cosi diversamente si sono evoluti nel caso, proprio quando noi ritrovavamo disperatamente e con coraggio NOI.

Dubai grazie di avermi guidata dritta dritta al mio cuore, quando mi sono cercata tanto non sapendo da dove iniziare. Grazie di avermi fatto fare solo  buoni incontri. Di avermi restituita pian piano quell’immagine di me integra, quando allo specchio non vedevo che frammenti di una donna finita in minuscoli pezzi. Di avermi convinta a restare, quando fino a gennaio ogni giorno contemplavo le mie valige nell’armadio. Di avermi reso il senso dell’utilità per qualcun altro che non fossero i miei cari e basta. Di avermi fatto assaporare di nuovo la buona coscienza della fine della giornata di lavoro, del ritorno a casa con il corpo stanco e la mente sgombra, con la voce roca per aver cantato tanto, le orecchie che rimbombano nel silenzio per averle sentite tutto il giorno le vocette argentee dei bimbi dell’asilo a due passi da scuola. Grazie di avermi fatto provare ancora una volta la stima delle mie colleghe e delle mie responsabili per il mio modo di essere e di lavorare. Grazie per tutte le donne belle ed intelligenti e generose che mi hanno confortato, sostenuto ed ammirato. Per quelle che non rivedro o con cui non parlero’ mai più o al massimo qualche altra volta ancora, e per quelle poche e preziose che hanno fatto la differenza e sempre la faranno.

Dubai Grazie soprattutto per avermi aiutata ad intraprendere quel viaggio interiore fisico e dell’anima durante il quale sono tornata alla vita completamente. Grazie per essere stata per me la succursale più vicina all’India di quanto abbia mai potuto sospettare. Grazie per lo yoga che ho trovato, abbracciato, per il quale ho buttato dalla finestra il mio ego, l’ho ritrovato e sono intenzionata a non metterlo da parte più. Grazie di avermi insegnato a ricercare nell’estensione, flessione, torsione, nell’equilibrio e nell’allungamento del mio corpo, l’estensione, la flessione, la torsione e l’equilibrio del mio Io non già “ipertrofico” come qualcuno in questo ultimo anno mi ha scritto, bensi allotropico, capace di volgersi e muoversi in qualunque direzione io desideri, con elasticità, flessibilità e leggerezza, che anche ad altri gioverebbe cosi tanto conoscere.

Grazie Dubai per avermi curata cosi. Per avermi ispirata tanto. Per avermi aspettata al varco, il mio, non c’è dubbio, dal quale dovevo passare. Per avermi insegnato che non è ovvio ma è inutile aspettarsi qualcosa da un luogo o da un altro e che è ancora meno ovvio ma anche più inutile, aspettarsi alcunché da una persona o da un’altra. Che  è tutto assolutamente imperscrutabile e aperto. Nel bene e nel male. Che tutto è possibile. Che tutto è ancora possibile. Che non saro’ mai pronta ed è naturale, a partire e lasciare, anche se agli altri fa comodo che a certe cose ci si possa abituare, come si trattasse di questioni che ad alcuni di noi risultino semplici mentre ad altri invece no.

Scusa Dubai se non riesco ad urlarlo ai quattro venti che mi sei piaciuta tanto, che ho trovato me più in queste strade accecanti con l’asfalto che si bagna al sole anche se per l’appunto era là che meno me l’aspettavo. Scusa se non ho cercato in te, né visto, la frivolezza di cui parlano tutti quelli che non ti conoscono. La verità è che nessuno sospetta di vedere il proprio cuore spezzarsi e guarire, nel più grande paese di balocchi esistente, a conferma che non esistono regole per i viaggiatori erranti, che siamo immersi comunque nel tutto che ci circonda, ovunque possiamo fisicamente portarci. Che siamo in balia di noi stessi in ogni luogo in cui migrano i nostri incessanti cuori, i nostri pensieri agitati o calmi, le nostre anime volenterose o stanche.

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