Dubai si, Dubai no, Dubai bho.

E’ passato Natale e anche Capodanno e poi sono venuti Pasqua e gli amici dalla Svizzera. Nel frattempo è passata anche tanta acqua ancora sotto i ponti e non ho raccontato delle cene nel deserto, dei brunch eleganti, del parrucchiere al Ritz Carlton, dei valets che ti parcheggiano l’auto, di qualche cena speciale in luoghi indimenticabili, della doha in Oman, sotto il cielo di luna piena con la corsa in mare accanto i Delfini, dei pic nic sulla spiaggia nella stessa giornata in cui pattini sul ghiaccio o puoi salire sull’edificio più alto della Terra. Non ho raccontato neanche di aver intensificato la pratica, del volontariato per Yogafest a febbraio, del compleanno a Marzo del Grande e mio, delle decine e decine di manine da lavare e di tutte le boccucce da imboccare, alla nursery franco-britannica vicino a casa, del lavoro svolto là in questi ultimi tre mesi per comprarmi il biglietto per il mio prossimo viaggio: quello più addentro possibile finora intrapreso, nello yoga. Come  avevo deciso a Bali, come avevo promesso a me stessa. Cosi è.

Abbiamo anche provato nel frattempo a seminare tutti i semi di Natale, tutti i semi per l’anno nuovo. Non so se il fertilizzante fosse troppo, o forse non ideale l’esposizione del giardino di sabbia o magari è per via delle cure trascurate di Hanif, il guardiano tuttofare del compound, che come ognuno da queste parti, è molto parco con l’acqua. Certo, i semi piantati nel deserto non hanno molta speranza di crescita. Siamo stati ottimisti e coraggiosi, ce ne va’ dato atto.  Ad onor nostro il fatto di averci almeno provato. Non di averci provato e basta, ma di averci messo l’anima in quello scavare, preparare il terreno e piantare. E nonostante il folgore della buganville e delle piantine grasse che già c’erano, delle primule colorate in salute e della palma di papaya che da’ sempre molto frutto, nonostante il mio nuovo percorso appena intrapreso e la certezza di un contratto per due anni, nostante la chiarezza di un mio nuovo progetto professionale e  la bellissima fioritura del Grande e del Piccolo a scuola, e nel mondo in generale, nonostante tutto lasciasse sperare che Dubai potesse davvero portarci tutte quella serenità piacevole di cui stiamo godendo, per altri 2 o 3 anni, l’unico che a Dubai non è cresciuto è solo Lui che qui ci ha portati.

Il suo progetto non andrà avanti e allora noi dovremo tutti tornare indietro.

Non che non abbia provato a restare. Ma forse non doveva andare cosi. Semplicemente.

Resistere e non combattere contro il nuovo che incombe, con l’incertezza all’orizzonte e i nuovi aggiustamenti del caso, è difficile. Ma vedo per quanto sia accecata da altro, che è meglio arrendersi alla spinta incontrovertibile del nuovo di nuovo, piuttosto che ribellarsi interiormente a questa, scalpitando e stancandosi inutilmente. Non che non abbia diritto a farlo. Ma per una questione di risparmio energetico, ho deciso che è un dispendi inutile e da evitare.

Poiché le opzioni prospettate presentano ognuna una facette buona ed una cattiva, per quanto il tempo tiranno scorra senza resa, è necessario vederci ancora chiaro prima di capire dove ci porteranno i nostri prossimi passi.

Nella speranza che il velo di dubbi che ci riveste per il momento, non offuschi quel che in questo luogo bravo e bello abbiamo ancora da dare e ricevere, lasciamo scorrere come deve il flusso degli eventi che ci interessano, prima di prendere le redini del comando delle nostre peregrinazioni e lanciarci nella prossima fase di spostamenti.

Annunci