…e Via!

Di cose fatte ce ne sono state tante in questi primi tre giorni a Dubai. E di cose viste, capite, imparate. Non senza un “Ooooh” di sorpresa o ammirazione o sconcerto.

Sono una polveriera di informazioni in stato di registrazione, una cassa di risonanza delle esperienze che si stanno ammonticchiando, un contenitore di emozioni che si spostano tra la fiducia positiva in questa fase della mia vita, l’apertura al nuovo, la curiosità. Una parola sul tanto paventato caldo soffocante. Tranquilli, non ci soffoca per niente! L’umidità è forse calata, o siamo solo fortunati, non so. Ma insomma, evitando le ore più calde, io ci sto bene. Si cammina a scelta, o come dentro un forno ventilato, o come avvolti da un gigantesco asciugacapelli ad aria calda che ti segue ovunque e ti asciuga ossa e giunture! Insomma, a dirla tutta, per ora, dopo tutta quell’acqua presa in Svizzera, sinceramente mi va anche molto bene, farmi seccare, e?

 La città è Bianca. Bianca è la macchia che prevale alla vista del 25esimo piano del nostro apparthotel sulla Sheik Zayed, l’arteria principale di Dubai. Le chiazze di azzurro a forma rettangolare o di fagiolo torto delle piscine sottostanti, sono in genere la sola altra tinta che si distingue dal resto, insieme ad alcune varianti di beige chiaro o di giallino. La sera, milioni di lucine in movimento portano a casa lavoratori Srilankesi, Pakistani, Indiani, Filippini, che svolgono qui la stra grande maggioranza delle attività non dirigenziali. Il loro movimento regolare sulle corsie delle principali vie di circolazione, produce questo incessante suono di fiume in piena di auto, che ti fa pensare di essere a New York. Solo che non senti passare ogni 3 minuti le sirene della polizia. Anzi, ora che ci penso, non ne ho sentita una in 3 giorni!

 Sotto ‘casa’ abbiamo la metropolitana, che il Grande ha detto di adorare perchè “è pulita, ordinata e non puzza, come a Parigi”.  Dovevamo comprare le scarpe nere per l’uniforme scolastica al Piccolo e ad una fermata di metro abbiamo il Dubai Mall, questo centro commerciale primo al mondo per numero di visitatori l’anno, superficie e numero di negozi che ospita. Dentro non c’è solo l’acquarium, la pista di ghiaccio perenne, una quantità di ristoranti e servizi di ottima scelta, ma anche lo scheletro gigante di un tirannosauro, delle fontane ad effetto, grandezza naturale, un luna park a porte chiuse, e chissà cos’altro ancora! I nostri nasi rivolti all’insù o tutt’intorno, erano insaziabili alla vista di tanta artificiale bellezza. Che è artificiale e commerciale ed unicamente consumistica nella sua ragion d’essere e puo’ facilmente stordire e lo fa, e quindi va dosata. Ma resta una bella panacea contro lo stesso caldo phon di cui sopra e francamente, da indigena, non avrei potuto pensare di fare meglio. E. Insomma, col Grande ed il Piccolo, senza volerlo, l’altro ieri ci abbiamo passato dentro delle ore. Questione di acclimatizzazione, credo. 

Prima nota di servizio: l’altro ieri è arrivata l’auto. Che è come l’amore cantato da Mina. Grande, grande, grande. E che quindi, all’idea, mi ha tolto il sonno. Aiutoooo. (Il Lui la guida fischiando e con una mano sola!!). 

Seconda nota di servizio: ho fatto un proposito Dubaiano, apprendere una parola di arabo al giorno, anche per solidarietà verso il Grande e il Piccolo che nei prossimi giorni, settimane e mesi di parole nuove nel cervello saranno pieni, poveretti.

 Parola del giorno: Abibi = Amico. Fondamentale come parola, no? Approfitto per dirvelo. Grazie, amici per l’affetto dimostrato negli ultimi tempi e soprattutto negli ultimi giorni, intorno alla partenza. Come avrei potuto imparare una prima parola diversa da questa? Siete impareggiabili! Grazie con il cuore.

 

 

 

Annunci