Pronti?

Ho tre valute nel portafogli, due indirizzi da fornire alla voce ‘residenza’, quattro numeri di telefono, tre indirizzi email, e più alcun mezzo di locomozione.

Ho un letto in camera degli ospiti, sommerso da vestiti, libri, scarpe, documenti. Un frigo semivuoto, che sta sbrinando, una lavatrice che chiede pietà, un’asciugatrice che ha fatto l’impossibile nelle ultime 48 ore! Un telefono, altrimenti ronfante, che sembrava impazzito oggi, impegnato ad interrompere ogni buona intenzione, un citofono che si accendeva inaspettatamente e volti di persone inattese che sono passate a darci un saluto sincero, all’ultimo minuto. Il peso della vita che ci aspetta, non potrà controllarlo l’assistente di terra al check-in. Quanti Kg pesa la mia, nostra Vita stipata nei bagagli? Quanto extra load ci faranno pagare per non essere riusciti a partire senza cio’ che riteniamo ci sia essenziale? Il peso del mio cuore, che per adesso libra e sorvola le molte cose che ancora restano da fare prima di chiudere casa, questa, la nostra, lo misurero’ io una volta che saro’ salita su quell’aereo, durante il viaggio che mi separa di sei ore, dalla prossima ME. Manca SOLO 1 giorno alla partenza e tutto si restringe, si riduce, si comprime mentre la terra, per non dire la sabbia, comincia a mancare sotto i piedi!

Per condire il tutto con sapori più esotici, ma soprattutto per fiatare un minimo prima della nuova immersione e dopo il naufragio di logistica e di precipitazioni sù nel nostro nord, abbiamo preso un volo charter e siamo partiti mercoledi scorso, sotto l’ennesima pioggia torrenziale di quest’estate autunnale, per andare fin là, in un punto nell’oceano, sull’isola di Sal, a Cabo Verde.

Cullati da una cadenza creola in un Italiano impressionantemente perfetto, approdiamo stanchi su un’isola lunare, che di verde non ha mantenuto pressoché nulla, all’infuori del nome e di una vegetazione a macchie, che quando c’è, è quanto di più african-sgargiante si possa desiderare! I venti dominanti piegano gli arbusti che sbucano qua e là, a ricordare a surfisti e kyte amanti, cosa prevale e chi comanda su una terra tanto ridotta. E poi Colori di un mare che ti rimette in ordine la tavolozza cromatica dell’animo e Calore sulla pelle e attraverso i gratuiti sorrisi, che sanno metterti di buon umore. Tuo malgrado spossata da troppo ingiusto freddo, in una stagione che aspetti tutto l’anno, sbarchi e rimani coinvolta in un’atmosfera vancanziera stile ‘gruppo vacanze Piemonte’.  Senza riuscire a decidere se sia peccato o no imparare a scimmiottare la canzoncina di benvenuto che un gruppo di ragazzi stanchi, l’equipe d’animazione del centro, ti propone un certo numero di volte al giorno, inizi finalmente a smettere di pensare. Cio’ che devi organizzare, non dimenticare, verificare, inviare, ricevere, sollecitare, sparisce piano all’orizzonte, sotto le note di una musica salsa e tra le pieghe dell’ombrellino del cocktail che ti hanno porto al bar della piscina.  

Un oceano-mare stupendo e impetuoso ci aspetta dopo una lunga camminata che conduce in spiaggia, che troviamo lunghissima e semi spopolata, a perdivista, da avere voglia di fare una corsa e di tuffarsi tra quelle onde imprevedibili. Banchi e distese di sabbia che lasciano tracce scure e laviche a ricordare la natura dell’isola. Un cratere che fu, che ospita un’impressionante salina, alla quale giungi attraverso un passaggio stretto, in quello che sembra nell’ocra accesa e polverosa della roccia, il set di un film sul Far West. E ancora palme ciondolanti di datteri e alberi da cocco che incorniciano un quadretto da cartolina, con l’intera gamma del verde e blu nelle sfumature dell’acqua tutto intorno. Ma soprattutto la nostra prima possibilità di vedere una faccia dell’Africa senza malaria, sofferenza e miseria estreme, senza filo spinato fuori dalla case o guardie armate a bordo di auto blindate. La nostra prima opportunità per fare pace con quell’idea di Africa che non era giusto portarci via, che ci aveva marcato tanto e con cui era importante venire a patti meglio adesso, per ingentilire ed addolcire il nostro vissuto. E soprattutto, la nostra personale resa dalla corsa impazzita degli ultimi mesi, dell’ultimo anno complicato e doloroso, necessario cuscinetto di compenso, prima di cominciare a cogliere ora dopo ora, la nostra sfida nuova.

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