Il numero perfetto

Una coperta blu dell’Ikea, per nascondersi sul sedile posteriore dell’auto e andare a prendere in stazione un papà che non si vede da un mese! Un urlo sfrenato e un po’ isterico alla scoperta sceneggiata, di occhietti vispi, nel buio dell’auto, che ridono e un po’ piangono anche! 

Braccia che si intrecciano a mani, che sorreggono coscette di pollo di pelle scoperta e liscia. Non sai dove finisca il padre, e dove cominci il figlio, né dove coincidano. Capelli chiari che sbucano da un abbraccio allargato, che ci contiene tutti, accanto ad una valigia per terra, in garage.

Poco più tardi, un film di Harry Potter effetto cinema, buio pesto, sul divano di rattan a tre posti, che ha lasciato il giardino per prendere il ruolo di quello che ora è sul container a Dubai. Anche se lo spazio manca e facciamo fatica a starci tutti, questa sera nessuno vuole scendere sul tappeto. Vogliamo stare tutti appiccicati, ad accarezzarci quieti, finalmente soddisfatti dopo l’attesa che è durata tanto e che all’improvviso è finita.

In Francese c’è una parola per questo momento “les retrouvailles”. Questa parola dice che sono dolci questi momenti in cui ci ritroviamo, e che vorresti che questa magia non si dissolvesse ancora. Non si dissolvesse più.

Perché l’amore declinato al “noi” e che diventa famiglia, è un fatto strano, ana-ritmetico ed illogico. Quando un bimbo arriva, l’amore dei due non si divide, si moltiplica. E quando nasce un figlio, dopo esserti chiesto come tu possa aver vissuto tanto senza, quel giorno ‘nasce’ anche un senso di appartenenza ed un attaccamento a prescindere, da chiederti poi come un cuore solo possa contenere ‘tanto’. Passano i giorni e l’innamoramento più intenso della tua vita non si smorza, non affievolisce. Nonostante le prime settimane di poppate, pannolini, notti insonni, ritmi innaturali, francamente inumani, nonostante in assenza di qualcuno che ti possa venire in soccorso, diventi una piccola impresa quotidiana persino riuscire a fare una doccia o cucinare un piatto di pasta, nonostante tutto questo periodo onestamente difficile, e il drastico cambiamento subito al tuo ordine di priorità e valori, ti dichiari sempre più irrimediabilmente stordito dall’amore per questa creatura nuova ed incredibile, che chiami ‘figlio’. E quando questo figlio che tieni tra le braccia e ti cresce accanto mentre ti permette di crescere veramente, ti conquista definitivamente, abitando i tuoi pensieri, le tue parole, le tue preghiere, i tuoi racconti, i tuoi sogni, lo sguardo dei due esseri che lo hanno generato si amplifica, passando dal DUE al TRE. Dal per sempre due, al per sempre tre. 

Cosi, anche se nel cuore della notte una stretta di timore irrazionale, ti fa alzare a controllare che respiri e dorma placido nel suo lettino, all’interno di quel mondo d’ovatta e perfetto che hai voluto per lui nei colori pastello e nelle forme più morbide che per lui hai saputo cercare là fuori, arriva il giorno in cui la magia si reitera e prima ancora che succeda di nuovo, porti dentro un altro desiderio, il desiderio di un altro figlio.

Tra ansie, gioie, sofferenza, eccitazione, il girotondo incantato riprende il suo corso, la famiglia si allarga, il prodigio si ripete, l’amore si moltiplica. Per QUATTRO. 

Per qualcuno è 1, per altri 2, per altri 3, 5, oppure 7. 

Per me è quattro. Quattro è il mio numero perfetto! 

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