Addio ai monti (Thanks God it’s raining)

Per un numero vergognoso di giorni, dove noi viviamo, è piovuto. Ma piovuto. Piovuto. Piovuto. Piovuto talmente da non sembrare che potesse essere altimenti. E’ stata una cosa straziante, da alzarsi al mattino, guardare fuori dalla finestra e mettersi a urlare. Una cosa da restare in pigiama la domenica fino a mezzogiorno. Da non potere o volere fare programmi, dato che questa regione è ricca di cose da fare en plain air, e non è famosa purtroppo per la varietà delle attività proposte da vivere al chiuso. A dirla tutta, da queste parti non è che abbondino cinema, teatri, librerie, musei, gallerie, pinacoteche, spazi multiculturali, multifunzionali, ricreativi o ludici, trasversali all’età dei cittadini. Le stesse manifestazioni culturali, sportive e di altro genere che sono organizzate con grande cura ed efficienza in questa regione, non sono pressoché mai destinate a svolgersi in ambiti circoscritti. Ma del resto lo stesso è valido per la stragrande maggioranza delle città di questo mondo e io non ne voglio certo fare una critica o una lamentela. Si tratta solo di una constatazione pacifica e rispettosa delle caratteristiche del luogo in cui abito, da quasi tre anni. Qui si viene prevalentemente per fare passeggiate, nordic walking, trekking, escursioni, arrampicate, percorsi in bicicletta, ma anche bungee jumping, rafting, canoa, vela, barca a motore, sci nautico, paddle, nuoto, tuffi, sguazzi, e chissà cos’altro! Per non parlare degli sport invernali, per i quali la zona offre impianti di ogni taglia e livello su tutta la scelta di quanto è sciabile, pattinabile, slittabile, scivolabile, e chi più ne ha, più ne metta! E mi scuso se ho tralasciato uno sport praticabile a queste latitudini e alle nostre temperature, ma non si puo’ certo affermare che io sia una sportiva iperattiva ed esperta in attività fisiche di varia natura. Del resto, diligentemente ed opportunamente, la sola attività che io svolga da anni, necessita esclusivamente di indumenti comodi e di un tappetino, e la posso praticare tanto al chiuso quanto all’aperto, io! Ecco tutto, semplicemente.

Invece qui per giorni e giorni è piovuto e io sono stata uno straccio: a forza di patire l’umidità di quest’ultimo periodo, i funghi, oltre che in giardino, stavano per spuntare anche sulle unghie dei piedi, le spalle metereopatiche, si sollevavano in un’ innaturale posa reumatica!  Il colorito acceso dei primi di giugno, quando il ritmo scolastico ci costringeva ancora ad un andirivieni da follia, e il caffé della pausa pranzo si riusciva forse a sorseggiarlo per qualche minuto rubato, sul dondolo in terrazza, ha lasciato il posto a quell’olivastro sbiadito d’autunno, da rientro dalle vacanze. Mi è mancato tanto quel calore che mi salutava forte, quando un sole caldo e sicuro di sé tra maggio e giugno, mi baciava deciso su viso, braccia, caviglie e le prime lentiggini della stagione, sbucavano timide e birichine sul naso, come i bucaneve al disgelo.

“Voglio il sole!!!!” ho strepitato come una bambina capricciosa, in un negozio di giocattoli. “Tra poco ne avrei talmente tanto, che rimpiangerai tutta quest’acqua”, mi sono sentita rispondere giustamente. E sia. Hanno di nuovo ragione. Come questo lago fa da sempre con le sue montagne, io mi circondo di sagge e simpaticissime donne amiche, che hanno sempre una parola opportuna da suggerire.

In fondo lo so, se nelle ultime settimane il sole avesse scaldato sempre questo luogo di cui mi sono innamorata tre anni fa in agosto, durante quella settimana assolutamente magica in cui abbiamo cercato e trovato casa, iscritto i bimbi a scuola, aperto un conto in banca, portato qui, insomma, tutta intera la nostra vita, non sarebbe stato facile partire un’altra volta. Se il sole splendesse ora deciso tutti i giorni, con quella stessa sfacciata sicurezza e si accordasse con l’azzurro terso in perfetta assenza di nuvole, come sarebbe benissimo capace di fare, se volesse operare la stessa magia, altro che averci l’ascensore tra l’esofago e lo stomaco, in questo periodo. Il cuore lo sentirei direttamente nella gola invece e dopo, più forte forse, anche nelle orecchie. Poi si farebbe buio negli occhi, e il pensiero di dire addio a questi posti, li allagherebbe dopo poco. Se fosse cosi’ estate fuori dalla finestra e sulla pelle, come dovrebbe esserlo sul calendario a quest’epoca dell’anno e il verde delle montagne fitte fitte di alberi, cosi vicini che puoi quasi vederne oscillare le fronde, si fondesse con quel blu intenso da togliere il fiato, l’affare Dubai diventerebbe una questione ben più seria da gestire, a 18 giorni dalla partenza.

“Thanks God it’s raining”, “Grazie a Dio piove”, mi è scappato da pensare zitta zitta, domenica.

Grazie per questa pioggia brutta che ha cercato teneramente di appannare tutta questa bellezza e tutta questa verde ricchezza, che ha vestito subito la nostra pace-premio, rassicurante, al rientro dalla Nigeria. Grazie di aver mescolato l’aria frizzante dell’estate, ad un sapore grigiastro fuori stagione, grazie di aver provato a sciacquare la mia tentazione di resistere e restare qui, e di aver raffreddato gli animi accorati dei molti arrivederci, stemperando il caldo di un paio di sguardi commossi. Grazie di averlo fatto proprio proprio perché io potessi riuscire ad andare via tranquilla. Grazie di cuore di aver tentato.

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